martedì 29 settembre 2009

Matrimoni gay? Bill Clinton ora dice sì


Cambiare idea è salutare. Se a farlo pubblicamente, soprattutto in riferimento a temi sensibili, è un personaggio chiave della politica e una voce autorevole che contribuisce a formare l’opinione pubblica, tutto questo può essere prezioso. Interrogato dal giornalista Anderson Cooper, in un’intervista in onda sull’emittente Cnn, a proposito del suo recente cambiamento di opinione riguardo il riconoscimento negli Stati Uniti d’America del matrimonio tra persone dello stesso sesso, Bill Clinton ha dichiarato:

Io ero contrario all’emendamento costituzionale del divieto dei matrimoni gay su scala nazionale e penso tuttora che gli americani possano sostenere questa posizione contraria nei dibattiti. Ma per quello che riguarda me personalmente, ho cambiato opinione. Non sono più contrario. Penso che se qualcuno vuole assumersi un impegno coniugale che duri una vita intera, dovrebbe essere libero di farlo. Io ho a lungo sostenuto il diritto di coppie omosessuali ad adottare dei bambini.

Raggiungendo l’elementare quanto preziosa consapevolezza che i tempi cambiano e con essi i costumi e le esigenze della società, il sessantenne ex presidente Usa si trova a rinnovare i suoi criteri di giudizio sulle questioni gay e racconta con coraggio di aver cambiato idea su cose che in passato non riusciva a concepire. Sul tema delle adozioni spiega:

Ci sono tanti bambini in cerca di una casa. E il criterio che guida ogni adozione è fare l’interesse del bambino. In un gran numero di casi, fare la cosa migliore per un bambino è permettere a una coppia gay di adottarlo e accoglierlo in una casa amorevole.


Fonte: newslgbt.blogspot

sabato 26 settembre 2009

Gay sulle autostrade, è il momento di capire

di Andrea Ostinelli, già operatore sociale di Aiuto AIDS Ticino



A seguito dell’omicidio di Lindy Jacoma, riflettori e telecamere si
sono accesi sulle frequentazioni, da parte di uomini omosessuali,
delle aree di sosta autostradali; frequentazioni prevalentemente a
scopo sessuale.

Dopo lo sconcerto per il fatto di sangue e la paura (o la
rassegnazione?) di molti omosessuali, una domanda imbarazzante aleggia
nell’opinione pubblica: perché “insospettabili” padri di famiglia,
studenti, lavoratori, professionisti, persone dabbene, si riducono a
frequentare luoghi squallidi e maleodoranti, talora mettendo persino a
rischio la loro incolumità? Tutto ciò per qualche attimo di sesso?

Per decenni si è pensato di poter rispondere sbrigativamente di sì,
imputando tutto alla perversione e alla devianza. Difatti, finché
l’omosessualità è stata assimilata a perversione e devianza, la
risposta affermativa archiviava il fenomeno dei così detti “balletti
verdi”, che in tal modo appariva basato su una logica stringente: a
una pratica ritenuta riprovevole – il sesso fra maschi – faceva da
sfondo una cornice sordida e clandestina.

Oggi le conoscenze in materia di omosessualità e l’evoluzione del
dibattito pubblico sul tema consentono di rispondere in maniera più
sincera e argomentata alla scomoda domanda. Ora che un omicidio s’è
consumato, è doveroso sollevare anche in Ticino la coltre di omertà
sul fenomeno, possibilmente per rimuoverne le cause ed evitare lo
stigma.

La gran parte delle persone omosessuali che si recano in quei posti lo
fa perché non ha alternative. Sul piano oggettivo, per esempio, perché
da noi non ci sono bar o luoghi associativi in cui si possa vivere
senza essere giudicati – e magari anche vilipesi o malmenati – per la
propria omosessualità. Sul piano soggettivo perché, non osando
dichiararsi, molti omosessuali sono costretti a relegare quest’aspetto
della loro identità vivendolo in luoghi “anonimi”, la cui
frequentazione non sia direttamente riconducibile, per l’appunto, alla
condizione omosessuale. Per essere chiari: entrare in un esercizio
commerciale gay, soprattutto là dove vige la legge de ‘Il paese è
piccolo e la gente mormora’, equivale a incollarsi addosso un’odiosa
etichetta. Piuttosto che appiccicarsela da soli, molti – molti più di
quanto non si pensi, in particolare tra le generazioni non più
giovanissime – preferiscono il buio, il freddo, il pericolo.

Se è successo quello che è successo sul Monte Ceneri; se ogni giorno
succede che omosessuali giovani e non più giovani vengono insultati,
aggrediti, pestati, è perché, nella nostra società c’è ancora molta
intolleranza. E quando si parla d’intolleranza – ma preferirei parlare
di mancanza di rispetto – non bisogna pensare per forza a gesti
criminali. L’intolleranza si propaga in maniera diffusa e strisciante,
per esempio allorché ci si scandalizza per un innocuo bacio gay (del
resto, ne avete visti mai, in Ticino?). Ogni gesto, ogni espressione
che inibisce a un omosessuale di fare in pubblico ciò che comunemente
tutti gli altri fanno, è un gesto che condanna molti omosessuali a una
vita clandestina e sofferta. Il delitto del Monte Ceneri ne ha dato la
riprova.

Fonte: La Regione Ticino

lunedì 21 settembre 2009

Spot contro l'omofobia

L'associazione tedesca Maneo ha presentato uno spot contro l'omofobia, dove paragona un bacio omosessuale a tutti gli altri baci che qualcuno può dare durante tutta la sua vita.
Un bel messaggio video, di grande... impatto.


Dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei


Con il grande boom di Facebook e compagni la protezione dei propri dati sensibili è diventata pressoché impossibile. Se è vero che il numero degli appassionati che vive in stretta simbiosi con i social network cresce incessantemente e non ha alcun timore di raccontare al mondo intero buona parte della propria giornata, c’è anche chi si dedica alla gestione delle proprie amicizie in rete solo per puro svago e potrebbe avere qualche obiezione nel vedere esposti alla mercé di sconosciuti gli aspetti più privati della propria esistenza. Soprattutto se questi vengono estorsi inconsapevolmente attraverso l’uso, sempre più frequente, dei cosiddetti software di data mining. La conferma di come sia possibile risalire alle preferenze di un utente senza neppure la necessità che questi le manifesti direttamente arriva da uno studio del Mit Medialab.

È iniziato tutto quasi per scherzo. Due studenti, analizzando alcuni dati di Facebook, hanno fatto una scoperta alquanto sorprendente: attraverso la mappatura delle reti sociali di un utente erano in grado di prevedere se una persona fosse etero o omosessuale. Ovviamente è stato necessario il sostegno di un software che, attraverso il genere e le tendenze sessuali della rete amicale e utilizzando l’analisi statistica, faceva una previsione sull’orientamento sessuale del soggetto in analisi. In base alle proprie conoscenze reali i protagonisti dello studio, pur non potendo verificare tutti i risultati, sono giunti alla conclusione che il programma è piuttosto accurato, soprattutto sulle analisi maschili.

Il progetto, però, non può essere liquidato semplicemente con l’appellativo di «Gaydar», che nel gergo omosessuale indica la capacità mentale di un gay di individuare altre persone con le stesse preferenze sessuali, ma necessita di una profonda riflessione sulla privacy. Oltre al fatto che questa sorta di outing deduttivo potrebbe creare parecchi problemi relazionali a chi ne è vittima, il funzionamento del software pone una sostanziale incognita sulla possibilità di un utente di controllare le proprie informazioni. Finora, infatti, le discussioni sulla protezione dei dati personali e sensibili in rete si sono concentrate soprattutto sull’universo delle transazioni finanziare e sui comportamenti consigliati nella gestione e frequentazione di blog e community. Ma il lavoro del Mit dimostra che si possono rendere pubblici intimi particolari in maniera del tutto inconscia e involontaria. La possibilità di connettersi con altre persone che condividono alcune delle nostre passioni costituisce gran parte del fascino dei social network ma, se attraverso queste amicizie si rischia di rivelare se stessi anche a terzi sconosciuti, la rende anche una trappola pericolosa.


Simone D’Ambrosio, Corriere della Sera

lunedì 14 settembre 2009

In Irak è caccia ai gay: "Infangano l’islam"


Per gli estremisti iracheni sul suolo di Bagdad c'è un nuovo nemico. Sono gli omosessuali di religione islamica, che sempre più vengono braccati, aggrediti e spesso anche uccisi. Il motivo? «Stanno distruggendo l'islam e vogliono sporcare la reputazione che abbiamo costruito in secoli», ha spiegato Abu Hamizi, ventiduenne membro di un gruppo che si dedica alla «caccia agli omosessuali». E che li bracca in uno dei pochi posti in cui i gay iracheni pensavano di essere al sicuro, il web.

Come ha raccontato il domenicale inglese The Observer, Hamizi, laureato in scienze del computer, passa almeno sei ore al giorno nelle chat e sui siti Internet dedicati agli incontri, perché «è il modo più semplice di trovarli». E dopo averli trovati, per organizzare un appuntamento, fingendo magari interesse, prima di aggredirli e, sempre più spesso, ucciderli. Sempre più spesso perché, dall'inizio dell'anno, gli omosessuali uccisi in Irak sono oltre 130, 70 solo negli ultimi cinque mesi.

«Gli animali meritano più pietà delle persone luride che praticano questi atti sessualmente depravati», sostiene. «Facciamo in modo che sappiano perché sono stati catturati e diamo loro la possibilità di chiedere il perdono di Dio, prima di essere uccisi». E prima di, secondo quello che per loro è un rituale di purificazione, torturarli.
La prima denuncia del fenomeno all'opinione pubblica internazionale è arrivata dall'organizzazione non governativa Human Rights Watch, che ha rivelato come «centinaia di gay o semplicemente persone sospettate di essere tali sono state uccise dalle milizie che da gennaio imperversano a Bagdad e in altre città irachene». Spiegando anche che «capelli troppo lunghi, pantaloni attillati o anche solo semplici pettegolezzi sono diventati una possibile sentenza di morte» che arriva a punire qualcosa che in realtà, in Irak, non è reato.

Le relazioni omosessuali consensuali tra adulti non sono proibite dalla legge, e anzi, durante gli anni ’60 e ’70 il Paese era noto per essere liberale in questo campo, ma ora, secondo l'Ong, il governo «non fa nulla per fermare questi omicidi». Sempre stando alle 67 pagine del rapporto, le esecuzioni sarebbero perpetrate da uomini legati alla milizia sciita nota come l'«Esercito del Mahdi», e che si ritiene vicina al premier Nuri al-Maliki.


Fonte: Il Giornale

venerdì 11 settembre 2009

Due gay legati e cosparsi di soda caustica


Sono entrati nel loro nuovo appartamento, li hanno insultati, minacciati, poi legati e cosparsi di soda caustica. È successo a Melun, banlieue sud-est di Parigi, a una coppia di omossessuali di 27 e 40 anni che ora soffrono di gravi bruciature.

Secondo la radio francese Rtl le tensioni tra la coppia - che aveva appena traslocato a Melun - e alcuni delinquenti della zona erano iniziate ieri, quando i due erano stati intimiditi con insulti omofobi.

Ieri sera la coppia si è accorta che un mazzo di chiavi era sparito dall'appartamento e l'aggressione, con furto di denaro, é avvenuta nella notte tra ieri e oggi.

Gli sconosciuti vestiti di nero hanno prima minacciato la coppia con una pistola Taser a impulsi elettrici, poi hanno legato strettamente le vittime e hanno versato su di loro un prodotto domestico di nome 'Destop', a base di acido, che serve a sturare i condotti idraulici.


Fonte: Ats

giovedì 10 settembre 2009

E un santone indiano apre un centro in Scozia per guarire l'omosessualità



Ad affermare che l’omosessualità è una malattia, nonostante l’OMS l’abbia depennata come tale da qualche decennio, ci si son messi e continuano a farlo in tanti: santoni, esorcisti, despoti e millantatori di ogni risma. Tutti con la speranza di trovare accoliti che abbocchino alle loro millanterie; tutti consapevoli che attraverso quella strada avranno un facile e lauto guadagno. Se poi si mischiano sapientemente, religione, filosofia, pratiche mistiche e li si offrono al popolo famelico, il gioco è fatto.

Swami Baba Ramdev è uno di questi ultimi “santoni-predicatori-guaritori” che recentemente si è detto certo di poter curare e guarire gli omosessuali e l’omosessualità che, per lui, è semplicemente “un difetto congenito”.

Tali tendenze - afferma il guru indiano - possono essere trattate con lo yoga; alcuni esercizi di respirazione (pranayama) e altre tecniche di meditazione”.

In precedenza, il santone, si era affidato ai benefici dello yoga, dicendosi certo di poter curare il cancro, la leucemia e persino l’aids. Peccato che nel 2006 fu scoperto e accusato di usare ossa umane per le sue pozioni guaritrice, con grande scandalo e la difesa che qualcuno stesse tramando per non mettere al servizio delle persone tutta quella scienza e quel potere taumaturgico di cui il guru si sentiva investito.

Nei mesi precedenti, Ramdev, aveva pubblicamente contestato la decisione dell’Alta Corte di Delhi di depenalizzare l’omosessualità, dichiarando che si trattava di una “malattia” e come tale doveva essere vista, forte anche del fatto che milioni di famiglie seguono i suoi insegnamenti e regole. Ora, grazie ad una coppia milionaria scozzese, aprirà a fine settembre, un centro al largo della costa di Ayrshire, in una remota isoletta scozzese acquistata dalla coppia benefattrice. Lì, Ramdev, intende ospitare anche coloro che pensano di guarire dall’omosessualità, proprio grazie allo yoga e ad altri esercizi corporali e spirituali.


Fonte: Queerblog

martedì 8 settembre 2009

Cacciato dalla Curia perché cambia sesso, Luana si veste da uomo e torna al Duomo



Lunedì pomeriggio ha nuovamente indossato gli abiti maschili, ha tolto il trucco e scelto una maglietta larga che nascondesse il seno. «Voglio mantenere l’impegno preso con la coppia di sposi e certo non morirò se per una volta ancora mi vesto da uomo. Ho rispetto del luogo in cui devo andare». Il luogo in cui Luana Ricci (ma all’anagrafe è ancora Marco della Gatta, di 46 anni, sposato e con due figli, un ragazzo di 18 anni e una ragazza di 15) si è recato è la Cattedrale di Lecce, quella dove ha suonato come organista e diretto il coro per 18 anni e dalla quale è stata allontanata il 31 agosto scorso. «Senza una spiegazione», precisa. Ed è per questo, per essere stata mortificata nella sua professione, che ha deciso di rendere pubblica la sua storia.

Diplomata in pianoforte al Conservatorio di Lecce e in musica jazz a quello di Bari, Luana Ricci vanta un curriculum di tutto rispetto con partecipazioni alla Notte della Taranta e collaborazioni con l’Orchestra della Provincia di Lecce. Nell’ambiente musicale gode di grande rispetto e la sua arte è molto apprezzata. Dal 1991 lavora per la Diocesi, pur non avendo mai firmato un contratto e non avendo mai percepito i contributi. «Per questo - dice - farò valere i miei diritti in sede giudiziaria. Per il resto, il benservito avuto il 31 agosto scorso è il primo episodio di intolleranza subito da quando, venti mesi fa, ho intrapreso il mio percorso verso l’operazione che mi trasformerà definitivamente in una donna. Per il momento, con il supporto medico dell’Onig (l’Osservatorio nazionale sull'identità di genere), sto soltanto assumendo ormoni femminili». Ci sono voluti 30 anni perché Marco-Luana si accettasse per quello che è. «Avevo 13 anni - racconta - quando mi sono accorta che la mia sensibilità, la mia visione del mondo erano diverse da quelle degli altri ragazzi. Non ho capito subito, però, a cosa fosse dovuto il mio disagio. La vera svolta c’è stata otto anni fa, quando ho perso mio padre. In quel momento, di fronte alla perdita di una persona cara, ho capito che non potevo morire senza aver realizzato pienamente me stessa. So che il percorso che dovrò affrontare è difficile, ma sono pronta ad affrontare qualsiasi cosa, anche la più estrema».

In questi anni, Luana ha dovuto vivere nascondendo la sua vera identità. «Volevo dimostrare di essere un uomo, soprattutto a me stesso - racconta ancora Luana - . Nel 1989 mi sono sposato e dal matrimonio sono nati due splendidi figli. Ho vissuto con la mia famiglia fino a marzo scorso e con loro ho un rapporto splendido. Quando ho deciso di seguire una strada diversa, ho prima parlato con mio figlio, che ha accettato la mia scelta, poi, insieme a mia moglie e mio figlio, abbiamo spiegato la situazione alla ragazza, che ha ascoltato senza commentare. Immagino che soffrano per la mia lontananza da casa, ma li sento tutti i giorni». Quando Luana ha deciso di cambiare sesso, un anno fa circa, ha subito informato i suoi amici più cari. «In realtà - precisa -, avevo cominciato a vestirmi da donna già 3-4 anni fa, ma ero stata lontana da Lecce il più possibile proprio per abituare gradualmente le persone del mio ambiente alla trasformazione. Certo, quando ero impegnata in Cattedrale, il mio abbigliamento è sempre stato rigorosamente maschile per rispetto nei confronti di chi non accetta la mia scelta». In Cattedrale ci tornerà, forse, ancora un paio di volte per onorare gli impegni presi con le coppie di sposi, ma la sua storia di cattolica è forse finita per sempre.


Francesca Mandese, Corriere della Sera

martedì 1 settembre 2009

Polizia Cantonale - Comunicato stampa



La persona che ha prestato i primi soccorsi alla vittima si è presentata presso gli uffici della Polizia Cantonale.
Per motivi d'inchiesta, per il momento, non verranno rilasciate altre informazioni.