
Il giornale di lingua inglese di Hong Kong South China Morning Post ha recentemente fatto un servizio riuscendo ad entrare nel palazzo reale di Rajpipla per incontrare il primo erede al trono, il principe Manvreda Singh Gohil, classe 1965. Manvreda pare sia amatissimo dalla stampa indiana, per un ottimo motivo: è gay! A rivelare la sua omosessualità ai genitori sono stati i medici, dopo che due matrimoni combinati erano andati a gambell’aria e dopo che il tosto ragazzo aveva avuto un esaurimento nervoso, probabilmente dovuto all’ostracismo genitoriale: «Se rifiutate di accettare la sua omosessualità, morirà», sentenziarono lapidariamente i medici. Al Maharaja e consorte, non restò che deglutire l’anomala notizia e chiesero al figlio di tenere la cosa per sé. Figurarsi, il principe, probabilmente grato ai medici, non solo per averlo sollevato dalla malattia, nel 2000 fonda una organizzazione per la difesa dei diritti dei gay, la Lakshya trust dopo aver dato in pasto alla stampa il suo bel coming out.
«Rajpipla è la città più gay dell’India», dice il principe «E’ tutta rosa: la scuola, la stazione, l’ospedale, il palazzo reale. E’ come se i miei antenati avessero immaginato che uno dei loro discendenti avrebbe avuto una particolare predilezione per quel colore». Due anni fa, si spinge oltre e partecipa al famoso talk show televisivo americano di Oprah Winfrey. Proprio a Rajpipla si è svolta la prima conferenza indiana sull’omosessualità e viene creata una casa di cura riservata agli omosessuali. Pare che il principe sia anche un sostegno per tutti i gay in difficoltà.
Quando i genitori sono venuti a conoscenza della sua omosessualità non gli hanno parlato per alcuni mesi. La madre fece ddi più: lo diseredò e mise sull’avviso chiunque avesse osato associare il nome del principe al suo: sarà denunciato, proclamò! Il principe, cui non manca lo spirito gayo, disse che tutta quella manfrina era opera della lobby gay di palazzo: «Hanno paura che riveli i loro nomi. I gay repressi sono i peggiori omofobi».
L’organizzazione gay creata dal principe si trova a Baroda ed è lì che porta la giornalista del South China Morning Post. Presentandogli un ragazzo, dice: “Questa è la più sgualtrina di tutte”. Dal racconto pare che assieme a Sylvester Merchant, conosciuto attraverso una rivista di annunci gay, gerstiscano insieme questo centro che è un punto focale per la comunità gay indiana. Poi è la volta della visita in una sua tenuta sulle rive del Narmada. La giornalista, divertita, dice che Manvreda vede gay dappertutto; e infatti il principe mostra il suo cane gay che non ne vuol sapere di una cagnetta e persino un geco. Insomma, una bella storia in un’India che sull’omosessualità è parecchio divisa, con caste e lobby che poco hanno di moderno.
C’è un piccolo problema: Manvreda è l’erede al trono e quando scomparirà suo padre diventerà maharajah. Lui vuole adottare un figlio, ma le ferree regole di palazzo vogliono che sia di sangue blu reale e della famiglia. E lui, magari un po’ capriccioso, non intende avere un bambino, ma una persona già adulta. Vabbé, per una volta, viva il Maharajah!
Fonte: Queerblog
Foto: Jurrian Teulings


