giovedì 10 settembre 2009

E un santone indiano apre un centro in Scozia per guarire l'omosessualità



Ad affermare che l’omosessualità è una malattia, nonostante l’OMS l’abbia depennata come tale da qualche decennio, ci si son messi e continuano a farlo in tanti: santoni, esorcisti, despoti e millantatori di ogni risma. Tutti con la speranza di trovare accoliti che abbocchino alle loro millanterie; tutti consapevoli che attraverso quella strada avranno un facile e lauto guadagno. Se poi si mischiano sapientemente, religione, filosofia, pratiche mistiche e li si offrono al popolo famelico, il gioco è fatto.

Swami Baba Ramdev è uno di questi ultimi “santoni-predicatori-guaritori” che recentemente si è detto certo di poter curare e guarire gli omosessuali e l’omosessualità che, per lui, è semplicemente “un difetto congenito”.

Tali tendenze - afferma il guru indiano - possono essere trattate con lo yoga; alcuni esercizi di respirazione (pranayama) e altre tecniche di meditazione”.

In precedenza, il santone, si era affidato ai benefici dello yoga, dicendosi certo di poter curare il cancro, la leucemia e persino l’aids. Peccato che nel 2006 fu scoperto e accusato di usare ossa umane per le sue pozioni guaritrice, con grande scandalo e la difesa che qualcuno stesse tramando per non mettere al servizio delle persone tutta quella scienza e quel potere taumaturgico di cui il guru si sentiva investito.

Nei mesi precedenti, Ramdev, aveva pubblicamente contestato la decisione dell’Alta Corte di Delhi di depenalizzare l’omosessualità, dichiarando che si trattava di una “malattia” e come tale doveva essere vista, forte anche del fatto che milioni di famiglie seguono i suoi insegnamenti e regole. Ora, grazie ad una coppia milionaria scozzese, aprirà a fine settembre, un centro al largo della costa di Ayrshire, in una remota isoletta scozzese acquistata dalla coppia benefattrice. Lì, Ramdev, intende ospitare anche coloro che pensano di guarire dall’omosessualità, proprio grazie allo yoga e ad altri esercizi corporali e spirituali.


Fonte: Queerblog

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