domenica 28 giugno 2009

Manca sangue in corsia, forse ci salveranno i gay



Per Rudolf Schwabe, direttore nazionale della trasfusione di sangue, fra un paio d’anni gli omosessuali saranno autorizzati – “secondo certi criteri” - a donare il sangue. E Pink Cross, l’associazione dei gay svizzeri, assicura più di mille nuovi donatori se venisse tolta la proibizione nei loro confronti. In una Svizzera dove a fine mese mancheranno 2’500 unità di plasma, oltre mille litri di sangue, saremo dunque salvati dai gay? “Non so come Schwabe arrivi a questa conclusione – risponde Damiano Castelli, medico direttore del servizio trasfusionale della Svizzera italiana - ; ma l’attuale divieto è una misura universalmente riconosciuta di tutela e sicurezza nelle trasfusioni per evitare di trasmettere agenti infettivi, rischio scientificamente più elevato per alcuni comportamenti sessuali a rischio, fra cui l’omosessualità maschile”.
Misura che André Rosselet co-presidente di Pink Cross, ma anche Andrea Ostinelli di Collegati (Associazione omo e lesbiche ticinesi) contestano: “Il motivo di esclusione non può essere l’orientamento sessuale, è una misura sciocca: si prenda in esame solo il comportamento a rischio”. Come i rapporti sessuali delle prostitute, l’essere tossicomane o la positività all’Aids o all’epatite C... Tutti comportamenti che vietano la donazione di sangue in modo definitivo. “Non è una discriminazione contro i gay. Si tratta di indicazioni della Commissione europea, recepite dell’ordinanza federale in materia, per i comportamenti a rischio - precisa Castelli -; ma è vero che a livello scientifico si sta discutendo se e come togliere questo divieto”. La penuria di sangue, situazione anche del Ticino – negli ultimi 4 anni le donazioni si sono ridotte di quasi 600 unità, passando da 13’939 a 13'390, mentre cresce la richiesta –, unita al miglioramento dei test dell’Aids, hanno rimesso in gioco la questione dei divieti per gli omosessuali, dibattito lanciato sulle pagine del domenicale Sonntag anche da Beat Frey, direttore del centro di trasfusione di Zurigo. Gli argomenti a favore: la carenza donatori e, appunto, i test più efficaci in grado di accertare la presenza o meno del virus dell’Aids nell’arco di un paio di settimane.
“Noi abbiamo il dovere di garantire il massimo di sicurezza - aggiunge Castelli –, lo perseguiamo con analisi del sangue, con sistemi di inattivazione dei virus e con criteri di idoneità dei pazienti. Più sono severi questi criteri, più siamo sicuri. Anche alcuni comportamenti fra eterosessuali (cambiamenti frequenti di partner, soggiorni all’estero, vacanze in paesi dove c’è la malaria, ecc.) proibiscono temporaneamente le donazione di sangue”. Ma più si eleva lo standard, meno donatori si hanno. “Certo: per questo, visti i miglioramenti del test, si sta valutando se equiparare il comportamento omosessuale fidelizzato a quello di un eterosessuale. Ma occorre dimostrare scientificamente che i rischi di trasmissione di virus sono nulli. Cosa che al momento non fa l’unanimità”. In attesa di approfondimenti sul tema, per incrementare la donazione di sangue (in media 7 mila litri l’anno in Ticino) arriverà a luglio “trasfondibus”, classico bus rosso, londinese, a due piani, che sta attraversando la Svizzera. Sarà a Lugano il 2 luglio a Locarno il 3 a Bellinzona il 4 luglio. Basterà presentarsi e compilare l’auto-dichiarazione.


Fonte: Il Caffé (Clemente Mazzetta)

1 commenti:

  1. Fino a qualche anno fa ero un regolare donatore di sangue, ma poi ho iniziato ad ammettere che non rientravo più nei criteri imposti dalla Confederazione in materia di trasfusione del plasma.
    Interrompere un simile gesto di altruismo mi ha rattristato, in quanto sono sempre stato certo di non aver assunto comportamenti a rischio. Il solo fatto di essere omosessuale non può essere un criterio di esclusione: essere gay non significa per forza di cose assumere dei comportamenti a rischio, o per lo meno, non maggiori rispetto agli eterosessuali. Così come alcuni omosessuali non si proteggono, allo stesso modo ci sono delle persone eterosessuali che non fanno del safer sex uno "stile di vita": è vero che anche questi ultimi corrono il rischio di non poter donare sangue - se compilassero il formulario di autocertificazione in maniera corretta -, eppure non vengono esclusi a priori.
    C'è inoltre da notare che può sempre accadere l'imponderabile: chiunque può venir tradito dal proprio partner (omo o etero che sia) e venir infettato da qualche virus. Per scongiurare questo fatto esistono degli esami efficaci, non vedo perché non si possano utilizzare con tutti coloro che gradirebbero donare il sangue.
    Infine, parliamoci chiaro, quanta gente mente compilando il formulario di autocertificazione pre-trasfusione? La donazione si basa sulla fiducia, ma penso che più di uno "faccia il furbo". Non sarebbe opportuno allargare la fiducia anche ad altre persone meritevoli, cercando nel contempo di assicurarsi che nessuno menta prima di donare il proprio sangue al prossimo?

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